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Castelbuono, borgo ridente delle Madonie, scrigno d’arte tradizioni e storia. Castelbuno un nugolo di tetti rossi e campanili svettanti. Descrivere Castelbuono, per un castelbuonese, non è semplice. Ogni suo monumento, ogni suo angolo, ogni sua pietra è un ricettacolo di emozioni, storie, familiarità. Castelbuono è uno di quei posti in cui la gente è orgogliosa di essere paesana. Il turista che arriva percepisce questo aspetto del paese… gli basta fermarsi a chiedere un informazione ad un anziano per riceverne in cambio una valanga di aneddoti e ammonimenti  il cui concetto finale è “siddi un viditi u castiddu e a matrici vecchia unn’ati vistu nenti!”. Lo sconfinato patrimonio storico-artistico di cui Castelbuono può vantarsi si disloca in realtà in una serie di monumenti più o meno importanti che si incastonano nel bel contesto del centro storico, tuttavia l’anziano non ha torto. I due monumenti simbolo del paese, e si intende quelli per eccellenza, sono il castello e la Matrice Vecchia.

Il castello fu voluto dalla famiglia dei Ventimiglia di Geraci agli esordi del 1300 sul luogo in cui sorgeva, forse, una torre di avvistamento connessa alla rete del litorale. È tale l’importanza che questa struttura ebbe che lo stesso paese mutò di nome divenendo da Ypsigro, Castrum Bonum. Nel 1454 Giovanni I abbandonò per sempre Geraci ed elevò il castello di Castelbuono a sede stabile del marchesato, ivi inoltre fu trasferita la prestigiosa Reliquia di Sant’Anna. Da allora il castello si arricchì sempre più, diventando uno dei più belli della Sicilia occidentale. Una travagliata storia di crolli (memorabile quello del 1820 che portò via con se l’ultimo piano e la merlatura) e di ampliamenti (come la costruzione del quarto di Don Cesare e della seconda Cappella Palatina alla fine del seicento ) ci porta al castello odierno. Il maniero si articola in 3 piani più i sotterranei ed è costituito da un corpo centrale espanso in 4 torri angolari di cui una cilindrica. L’ingresso attuale è sette-ottocentesco ed è sostitutivo alla porta di San Cristoforo al cui esterno rimangono i resti dell’antico ponte levatoio. Il primo piano è caratterizzato dal cortile interno con il famoso pozzo-via di fuga, le stalle, le sale d’arceria e l’ingresso delle segrete. La stanza del barone Fraccia, sita in un ammezzato, raccoglie alcuni reperti archeologici tra cui il cippo pagano ritrovato alla Matrice Vecchia. Il secondo piano, essendo il castello sede del museo civico, accoglie una mostra permanente di arte moderna. Importanti locali del piano sono la stanza dello scirocco, i due saloni (di cui uno interamente in pietra), la stanza della scala a chiocciola e la stanza degli archi. Il terzo piano – dei marchesi- ospita il museo degli ori di Sant’Anna che accoglie preziose testimonianze della devozione castelbuone. Tra gli altri degno di nota il paliotto d’altare in corallo, oro e perle, nonché i candelieri angeli formi, la mazza comunale, le casule e i vari paramenti. Locali importanti sono l’antica cappella cinquecentesca con una complessa struttura simbolica basata sul cubo, l’ottagono e la cupola (gli ultimi due spazi sono attualmente nascoste da un controsoffitto ligneo con lo stemma del casato); la sala di rappresentanza che conserva il prezioso tetto ligneo scolpito e dipinto, il quarto di Don Cesare, la sagrestia da cui si domina il paese e importantissima la Cappella Palatina di Sant’Anna voluta dai Ventimiglia alla fine del 1600 e decorata in stucco su fondo d’oro dai fratelli Serpotta che la arricchirono di uno stuolo di angeli e allegorie davvero sorprendente. La cappella ospita il Sacro Teschio di Sant’Anna sull’altare maggiore.

L’altro monumento simbolo è appunto la Matrice Vecchia costruita sui resti dell’antico tempio pagano del dio sole di cui si conserva l’idolo (al castello). Sui capitelli è possibile inoltre vedere alcuni motivetti tipici di una cultura precristiana. All’interno della chiesa ritroviamo inoltre testimonianze (come le finestre) della conversione dell’edificio in moschea prima del definitivo assetto in chiesa cristiana. Particolarissime all’interno le colonne affrescate nel medioevo con raffigurazioni di Santi, il grandioso polittico di scuola Antonelliana (1520), l’affresco dello sposalizio mistico (sempre di epoca medievale), la Madonna degli Angeli del Gagini, la Madonna del Carmine del Ruzzolone e la cripta interamente affrescata con quadri della passione che datano dal 1300 al 1600. particolarissimo anche il ciborio monumentale quattrocentesco, la cappella dell’Addolorata, la Cappella di San Pietro e il pentittico di San Guglielmo.

Altri monumenti e luoghi da visitare senz’altro sono la Matrice Nuova (costruita a partire dal 1580) che accoglie preziose testimonianze artistiche di vari periodi della storia castelbuonese (anche recentissimi) tra cui non possono essere scordati il trittico medievale di Sant’Antonio Abate, la croce pensile del XV secolo, il crocifisso Bizantino, la portantina decorata dal Velasquez, l’immenso patrimonio di tele e immagini pittoriche, gli scanni del coro, la cappella dell’Immacolata, i reliquiari a busto cinquecenteschi, le statue cinquecentesche di San Sebastiano, San Rocco e San Vito, i due organi a canne di Pergola, la cappella del Santissimo con il ciborio ligeneo, i due altari decorati dai serpotta ed ancora tante altre opere d’arte, d’orificeria (ostensorio del tantillo) e un grande archivio parrocchiale.

La chiesa di San Francesco scrigno d’arte barocca che ospita al suo interno l’appena restaurato organo cinquecentesco, la cappella ottagonale di Sant’Antonio mausoleo dei Ventimiglia, l’incredibile panneggio barocco dell’altare maggiore, numerose statue e dipinti d’ogni tempo, un piccolo museo nei locali della sacrestia. Adiacente alla chiesa è l’imponente chiostro, oggi sede dell’università, che affascina e stupisce per la sua maestosa semplicità.

La torre dell’Orologio, sita in piazza Margherita e accessibile dai locali dell’ex palazzo della Zecca. Custodisce al suo interno gli ingranaggi originali del XVIII secolo capaci di far funzionare l’orologio.

Il museo naturalistico Francesco Minà Palumbo sito nell’ex badia di Santa Venera, che ospita l’inestimabile collezione dello studioso castelbuonese che abbraccia tutti i campi della biologia dalla zoologia alla litografia alla botanica.

Chiesa di Sant’Antonino:La chiesa situata nella parte alta del paese, divenne proprietà dei Padri Osservanti nel XVII,quando abbandonarono la chiesa del Soccorso. Da quest’ultima chiesa ricavarono alcuni materiali di costruzione e portarono via gli arredi. Esempio calzante è la distruzione del chiostro della chiesa del Soccorso, le cui colonnine furono poste nel loggiato sulla fiancata della nuova chiesa e il portale d’ingresso (opere gotiche del XVI).La struttura originaria, aderente ai gusti francescani di sobrietà esterna e ricchezza interna, è stata totalmente stravolta dai rimaneggiamenti dopo il 1957, quando la chiesa divenne parrocchia. La foga ricostruttrice si arrestò però dinanzi al magnifico portale e alle colonnine binate di cui si è parlato poc’anzi. La chiesa è stata notevolmente rialzata e arricchita di cornici secondo il gusto geometrico che vigeva in quel periodo. quasi un frontone classico con le sue cornici si differenzia da quest’ultimo per le aperture (l’oculo e la trifora). Anche l’alto campanile fu rimaneggiato, innalzato e spostato sulla facciata principale, tra le particolarità i rossi mattoni di cui si compone e i richiami, non fedeli, al medioevo (merli e struttura) . l’antica chiesa si suddivideva in due parti: la chiesa grande e l’oratorio di Sant’Antonino(andato completamente perduto nei rifacimenti). l’antico convento fu abbattuto per far posto ad un ospedale. L’intero è oggi sobrio, sono scomparsi gli altari laterali, sostituiti da alcune mensole. l’Abside curva ospita l’altare maggiore (in parte originale) sovrastato dallo splendido “Crocifisso” del XVII secolo, di Fra’ Umile Pintorna, particolarissimo sia per l’espressività che per l’umanità di cui si orna. Durante l’ultimo restauro è stata rimossa la grande corona di spine che rischiava di rovinarlo.

Per maggiori informazioni: Sito ufficiale, Wikipedia

Come arrivare

Da Palermo
Autostrade A19 PA-CT, A20 PA-ME, uscita Castelbuono, proseguire su S.S.286 per Km. 12 (Km. 90 -1h CA);
S.S. 113 direzione ME fino al bivio per Castelbuono, proseguire su S.S. 286 per Km.14;
Autolinee SAIS e AST

Da Messina
Autostrada A20 Me-Pa S.S. 113 direzione PA fino al bivio per Castelbuono, proseguire su S.S. 286 per Km. 14 (Km.170)

Da Catania
Autostrada A19 CT-PA, uscita Scillato, proseguire su S.P. direzione Collesano, Isnello, Castelbuono (Km.185);
Autostrade A19 CT-PA, A20 PA-ME, uscita Castelbuono, proseguire su S.S. 286 per Km.12 (Km 200)

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